Cosa è l’acido jaluronico?
L’acido jaluronico, elemento costitutivo naturale dei tessuti connettivi dell’uomo e di molte specie animali, è un componente fondamentale della matrice viscosa in cui sono immerse le fibre elastiche e le fibre collagene del derma cutaneo.
E’ una molecola molto grande, di natura polisaccaridica (cioè appartiene alla stessa classe dell’amido e dello zucchero) che, nei tessuti, diviene l’impalcatura di sostanze ancora più grandi e complesse, i Proteoglicani.
Tra le importanti funzioni svolte dall’acido jaluronico nella pelle, vi è quella di dare volume, turgore e tonicità, attraverso la capacità di legare un’enorme quantità di molecole di acqua (pari a 100 volte il peso secco).
La sua presenza, nella cute, si riduce in conseguenza dell’invecchiamento e ciò contribuisce al decadimento delle proprietà meccaniche della pelle.

Cosa è l’acido jaluronico iniettabile?
In Medicina Estetica, l’acido jaluronico iniettabile viene utilizzato come sostanza di riempimento o “filler” (dall’inglese to fill, cioè riempire).
I fillers sono sostanze bio-compatibili, con funzioni di “incremento volumetrico”; esse vengono inoculate nel derma del volto, per aumentare lo spessore delle labbra o per riempire il fondo delle depressioni e dei solchi della cute, in modo da renderli meno visibili, sollevando la superficie epidermica che li riveste.
Poiché una piccola quantità di acido jaluronico tende ad occupare un grande spazio, per via dell’acqua di cui si imbeve, la sostanza si presta molto bene a fungere da “espansore di volume”.
Inoltre, essendo un composto naturalmente presente nei nostri tessuti ed appartenendo chimicamente alla classe dei carboidrati, non è tossico e non è in grado di suscitare reazioni allergiche.
Le cellule possiedono gli strumenti per metabolizzare l’acido jaluronico iniettato, che viene progressivamente scisso nei suoi componenti, i quali, a loro volta, sono innocui e riutilizzabili.
Esistono vari metodi per ottenere acido jaluronico: si può ricorrere all’estrazione da tessuti animali, o, con metodi di ingegneria genetica, si può “insegnare” ai microbi a fabbricarlo per noi.
Al termine dei procedimenti di purificazione, i prodotti ottenuti con i diversi sistemi sono pressochè equivalenti.
Per l’impiego come filler, si richiede che la molecola di acido jaluronico sia modificata, in modo da rallentare la velocità con cui viene degradata nei tessuti, i quali, altrimenti, la eliminerebbero troppo presto.

Come agisce l’acido jaluronico, una volta iniettato nella cute?
L’acido jaluronico iniettivo non si integra con quello endogeno, ma rimane nella sede di inoculazione, senza produrre alterazioni della fisiologia cutanea. In pochi minuti, il suo volume aumenta notevolmente grazie alla sua grande capacità di assorbire acqua. La sua consistenza, simile a quella naturale dei tessuti, non stravolge la sensazione che gli stessi forniscono al tatto.

Quanto tempo dura l’effetto riempitivo desiderato?
Progressivamente, l’acido jaluronico iniettato nei tessuti viene degradato, fino a scomparire, per cui i benefici del trattamento sono temporanei.
Alcuni fattori (fumo di sigaretta, eritemi solari, dermopatie, eventi flogistici di qualsiasi origine, malattie sistemiche) accelerano il riassorbimento, sul quale, quindi, influiscono fattori legati alle caratteristiche biochimiche individuali, allo stato di salute generale ed allo stile di vita.
Mediamente, la persistenza di un soddisfacente grado di correzione estetica, dopo il primo impianto, si mantiene tra i 2 ed i 6 mesi, mentre tende ad essere lievemente maggiore in caso di successive inoculazioni nelle stesse sedi.

Quali zone del viso possono essere trattate e con quali risultati?
Molto buoni sono i risultati che, con l’acido jaluronico, si ottengono nella sottolineatura del profilo delle labbra e nell’incremento volumetrico delle stesse.
Per quanto concerne i segni dell’invecchiamento cutaneo, la risposta migliore si ha in corrispondenza dei solchi di media profondità. Tra questi, le rughe alla radice del naso (glabellari), le pieghe naso-labiali, le cosiddette pieghe della tristezza, agli angoli della bocca.
Depressioni cutanee troppo ampie e profonde per essere colmate o troppo sottili per consentire il posizionamento del materiale riempitivo mal si prestano ad una correzione soddisfacente.
Attualmente, la disponibilità di prodotti in formulazioni meno viscose consente di correggere anche i solchi più esili, come quelli perioculari, con soddisfazione, però, spesso solo parziale, a causa della sottigliezza cutanea caratteristica di quest’area del viso.
Poiché i due lati, destro e sinistro, del corpo umano non sono mai esattamente uguali, né possono essere resi tali, è possibile che, al termine della procedura, siano riscontrabili lievi imperfezioni e/o asimmetrie.
Per una riuscita ottimale, possono essere richiesti uno o più interventi di ritocco, a distanza di giorni o settimane dal primo impianto
Nessuna garanzia circa il risultato finale può essere, comunque, fornita, in quanto le differenze nella reattività individuale sono così pronunciate da rendere poco affidabile ogni preventiva quantificazione del beneficio della terapia.

E’ necessario fare un test preliminare di allergia?
Normalmente non è necessario effettuare alcun test, essendo l’acido jaluronico una sostanza non allergenica.
In linea teorica, fenomeni di ipersensibilità potrebbero prodursi qualora, in un determinato lotto di produzione, si verificasse un difetto nei processi di purificazione tesi ad eliminare la contaminazione delle proteine animali o batteriche. Nella pratica, fenomeni del genere non risultano descritti in letteratura, a fronte delle migliaia di fiale impiegate in tutto il mondo.

Esistono controindicazioni al trattamento?
Non esistono vere e proprie controindicazioni assolute.
Alcuni stati patologici, tuttavia, inducono a valutare con molta attenzione l’opportunità del trattamento, anche perché ne compromettono una buona riuscita ed una soddisfacente durata.
Tra questi, le dermopatie e le condizioni flogistiche, di qualsiasi natura localizzate nelle aree da trattare, le patologie autoimmunitarie e tutte le affezioni sistemiche di una certa gravità.

Quanto tempo dura il trattamento?
Normalmente, per effettuare l’impianto, sono sufficienti 10-30 minuti, con una discreta variabilità, in relazione al numero delle sedi da trattare e delle fiale di prodotto da utilizzare.

E’ una procedura dolorosa?
Molto dipende dal grado di percezione individuale e dalle sedi di trattamento.
Le labbra sono, infatti, particolarmente sensibili, mentre nelle altre zone del viso, solitamente, il dolore è più tollerabile.
Di regola, comunque, non è necessario praticare alcuna anestesia.

Si possono avere effetti indesiderati?
Come dopo ogni iniezione, anche quando il trattamento venga correttamente eseguito, al trauma dell’ago possono conseguire reazioni indesiderate:
• transitorio eritema (arrossamento);
• lieve e passeggero gonfiore ( si risolve in circa 30 min);
• leggero sanguinamento o piccoli ematomi con rigonfiamenti ed ecchimosi;
• dolore locale, persistente per qualche ora;
• infezioni circoscritte.
Altri effetti collaterali appaiono legati all’attività biologica dell’acido jaluronico: infatti, alcuni pazienti hanno manifestato, nelle aree di inoculazione, tumefazioni ed eritemi prolungati per oltre 24-48 ore. Dopo il trattamento delle labbra, tali reazioni possono, in casi eccezionali, permanere fino a 7 giorni. Per lo più, si tratta di fenomeni circoscritti che scompaiono spontaneamente; in situazioni sporadiche, può essere richiesto l’uso di un supporto farmacologico specifico.
Raramente, si sono notati indurimenti o grumosità o palpabili nella zona dell’impianto, sempre a carattere transitorio.
Sono stati, inoltre, descritti casi isolati di tumefazioni simil-ascessuali, sterili, insorte dopo 3-4 settimane dall’impianto, con regressione spontanea in 6-8 settimane.

Possono restare segni permanenti indesiderati?
Soltanto in caso di reazione infiammatoria di grado molto rilevante, può residuare una lieve pigmentazione, particolarmente in soggetti predisposti.

Il volume dell’impianto può variare visibilmente durante il periodo di permanenza nella cute?
Considerando che l’impianto mantiene il suo volume grazie all’acqua che è in grado di legare, qualsiasi evento che tenda a modificare l’equilibrio idrico tra l’acido jaluronico iniettato ed il tessuto circostante (ciclo mestruale, uso di diuretici, terapie ormonali ecc.) può causare modificazioni, lievi ed a carattere transitorio, della correzione estetica.

Cosa bisogna fare dopo il trattamento?
• Non esporsi al sole, a lampade abbronzanti od a condizioni climatiche estreme (molto caldo o molto freddo).
• Evitare trattamenti estetici aggressivi: massaggi, abrasioni, elettrolisi.
• Consultare sempre il medico che ha effettuato l’impianto prima di qualsiasi trattamento estetico del viso, per i primi due mesi dopo l’impianto.
• Informare immediatamente il medico di ogni effetto non previsto

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