Le Smagliature, il cui termine scientifico “striae distensae” fu coniato nel 1733 dal ginecologo americano Johann Georg Röderer, furono analizzate dal punto di vista istologico nel 1867 da Koestner che ne evidenziò le caratteristiche atrofiche, da cui l’altro termine di “striae atrofiche” che ne evidenzia le caratteristiche istologiche che presenta riduzione dello spessore dell’epidermide, atrofia dei fasci di collagene del derma e riduzione delle fibre elastiche che si assottigliano e si riducono in prossimità dei lati della smagliatura con formazione di strie paragonabili a delle cicatrici.

Si presentano in maggioranza nel sesso femminile (70%) principalmente localizzate all’addome, seno, cosce mentre negli uomini privilegiano la regione lombosacrale, pettorale, deltoidea. Si manifestano in seguito a cambiamenti nel corpo durante l’adolescenza, la gravidanza, l’aumento di peso dopo una dieta o l’aumento di massa muscolare ma anche in casi di turbe ormonali come malattie surrenali e della tiroide e già nel 1932 Cushing aveva evidenziato la stretta correlazione tra le alterazioni ormonali e l’insorgenza delle strie.

Si suppone che ci sia stato un notevole aumento di questo problema nei paesi occidentali a causa della diversa alimentazione degli ultimi decenni che può interferire con l’equilibrio ormonale per l’aumento dell’inquinamento tessutale e delle alterazioni metaboliche che provocano riduzione dell’ossigenazione con danno connettivale.

Il loro colore varia secondo la loro fase evolutiva: all’inizio, quando prevale la componente infiammatoria, pseudoipertrofica, può variare dal rosa al rosso violetto sino al rosso bluastro; passando alla fase cicatriziale, si presentano più sottili, pieghettate, depresse al tatto e divengono biancastre, madreperlacee. Sono parallele fra loro e perpendicolari al senso di tensione della cute ed alle linee di clivaggio del derma; quindi per lo più verticali ed oblique sui fianchi, braccia e cosce, trasversali sulla regione lombosacrale ed alle radici degli arti, radiate sul seno in direzione dell’areola, e concentriche attorno all’ombelico.

Nelle fasi precliniche e nelle lesioni molto iniziali l’epidermide non appare modificata ma sono presenti solo alterazioni biochimiche della sostanza fondamentale evidenziabili solo con l’immunoistochimica che rivela una modificazione della quantità di RNAm del procollagene di tipo I e III e della fibronectina. Successivamente si ha una fase infiammatoria in cui gli spazi intercellulari si presentano dilatati, le fibre collagene poco compatte e separate nel derma, le fibre elastiche piu’ allungate, con fibroblasti globosi e inattivi e discreto infiltrato linfocitario perivascolare a cellule mononucleate, epidermide sottile e appiattita con perdita del disegno papillare.

Infine, nella fase Atrofica, l’Epidermide si presenta ridotta di spessore con appiattimento della giunzione dermo-epidermica; derma sottile con alterazione del collagene e delle fibre elastiche frammentate e più piccole; riduzione della sostanza fondamentale del connettivo; assenza di follicoli piliferi e ghiandole sudoripare e marcata ipovascolarizzazione.

Sono stati adoperati vari tipi di trattamenti per cercare di risolvere il problema delle smagliature quali peeling, laser, radiofrequenza ecc ma i risultati non hanno soddisfatto né il mondo medico-scientifico né le pazienti affetti da tale inestetismo che, come si è visto, costituisce una vera patologia della pelle.

Ultimamente è stata messa in essere una metodologia combinata, chiamata Biodermogenesi®, che sta dando risultati molto soddisfacenti in quanto si denota sin dalle prime sedute il risollevarsi delle strie con rivascolarizzazione che porterà in seguito anche alla loro abbronzatura rendendo quindi le strie simili alla cute sana che le circonda, cosa prima impossibile per la perdita di melanociti.

Il trattamento base si compone di quattro fasi distinte:

  • con la prima si effettua un gommage meccanico di superficie abbinato ad un vacuum che, seduta dopo seduta, riduce la fibrosi superficiale data dall’addensamento dello strato corneo e permette un miglior apporto di ossigeno per traspirazione;
  • con la seconda, che si basa su un processo di elettroporazione si veicolano degli elementi nutrizionali, a base di acido jaluronico, collagene ed elastina, che migliorano la qualità del derma;
  • con la terza fase si ha una sinergia tra un campo elettromagnetico biocompatibile ed un effetto di vuoto così da richiamare moderatamente sangue in superficie per aumentare l’ossigenazione e contemporaneamente favorire un aumento della mitosi cellulare;
  • infine con la quarta fase, in cui si ripete il processo di elettroporazione, si ripristina il normale pH cutaneo ed il film idrolipidico epidermico ed inoltre si attiva un drenaggio da parte del microcircolo linfatico atto a riassorbire le scorie prodotte con la mitosi indotta dalla fase di vascolarizzazione.

Tale metodologia è stata validata da varie ricerche scientifiche universitarie ed ulteriore conferma della sua efficacia è stata prodotta tramite uno studio territoriale multicentrico in cui la metodica è stata messa in atto da operatori medici su vari soggetti e su varie aree dopo aver sottoposto i potenziali fruitori ad una classica visita di medicina estetica completata da un’attenta valutazione delle “smagliature” attraverso una scheda che permette la loro classificazione e di stabilire il numero esatto di sedute necessarie per ottenere i migliori risultati in quanto un ciclo di Biodermogenesi® può variare dalle 15 alle 20 sedute da effettuare a cadenza di due, tre volte a settimana; su strie molto ampie e datate può essere necessario un secondo ciclo da eseguire dopo una pausa di sei mesi, durante la quale la smagliatura continua a rigenerarsi ulteriormente.

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